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Mer 13 Apr 2011 |
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1024x768 Normal 0 14 false false false /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;} Dall’anfora alla botte: come è cambiata la vendita vino. L'anfora di terracotta, dal corpo affusolato e dalla bocca stretta, fu il primo contenitore del vino, fin dai tempi più antichi. La vite, che si pensa sia stata coltivata per la prima volta sui monti Zagos in Iran, nel corso dei millenni si è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Inizialmente il vino veniva usato soprattutto per libagioni agli dei, quindi per scopi religiosi, poi ben presto si diffuse il suo consumo anche tra il popolo. La Grecia fu una grande produttrice di vino di lusso: le sue anfore ricolme di vini "resinati" percorrevano tutto il Mediterraneo, interrate nella stiva delle navi in uno strato di sabbia che ne assicurava la stabilità. Ma furono i Romani, grandi estimatori del vino, a dare grande impulso alla coltivazione della vite e alla produzione di vini, soppiantando in breve tempo la supremazia greca; l'Italia veniva chiamata, infatti, Enotria, cioè terra del vino . Il Falerno, il Marsico, il Cembro, il Mamertino erano vini molto richiesti e viaggiavano a bordo delle navi romane per le rotte commerciali del Mediterraneo. Le anfore di terracotta, che noi troviamo numerose nei musei, a causa del naufragio delle navi annonarie, su cui erano caricate, erano dotate di tappi di sughero o legno ed erano sigillate con pece e ciò consentiva ai vini di maturare e di invecchiare anche per molti anni. L'etichetta sull'anfora si chiamava "Pittocium" e riportava il luogo di provenienza, il nome del produttore e del console in carica a Roma al momento della vendemmia. Le anfore avevano una capacità di una ventina di litri di vino ed una grande stabilità per il trasporto in mare, ma erano poco adatte ai viaggi a terra sui carri, sia per la fragilità del materiale con cui erano fabbricate che per la loro forma. Quando i Romani, dopo la conquista della Gallia, avvenuta nel I secolo a.C. per opera di Giulio Cesare, vennero a contatto con i popoli celtici delle provincie del nord, molto abili nella lavorazione del legno, appresero le tecniche della fabbricazione della botte. A poco a poco, nel giro di qualche secolo, l'anfora, che per millenni era stata usata per il trasporto del vino da parte di tutti i popoli dell'area mediterranea, dai Mesopotamici agli Egizi e ai Siriani, lasciò il posto alla meno elegante, ma più robusta botte di legno, che si poteva agevolmente trasportare non solo nelle stive elle navi, ma anche sui carri. |

