Per avviare nel migliore dei modi un’azienda o un’agenzia è necessaria la presenza alle Fiere di settore e generaliste. E’ infatti provato, ovviamente a livello di teorie di marketing ed economiche, che la presenza, anche con un piccolo stand alle fiere giuste possa aumentare più del doppio il giro d’affari dell’azienda in fase di avviamento e consolidare il business delle aziende già presenti da tempo nel mercato. Quando si parla di stand fieristico ovviamente non ci si riferisce al singolo spazio spoglio che viene affittato dall’ente fiera ma la gestione dello spazio e la progettazione stand. Proprio la presentazione dell’azienda, perché è dio questo che stiamo parlando non della presentazione del prodotto, passa attraverso la prima impressione che viene proposta al grande pubblico attraverso la gestione degli spazi, la progettazione allestimenti stand e l’innovazione in base al business di cui ci occupa. La rilevanza economica che hanno assunto le fiere negli ultimi anni infatti sia per mole di partecipazione sia per investimenti in ampliamento e nel tessuto logistico ne hanno fatto uno strumento imperdibile si business, imprescindibile sia a livello nazionale che internazionale.
Proprio per questo negli ultimi anni si è sviluppato un particolare settore del marketing che ha mirato i suoi studi per lo sviluppo di competenze mirate che riescano a trasformare la fiera intesa come evento di mercato a evento d’affari che permettano l’ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie. Per partecipare ad una fiera il piano marketing si articola in tre principali fasi che si possono individuare in pre-fiera, in-fiera e post-fiera. Ovviamente ognuna di queste fiere ha delle precise fasi da rispettare dalle quali non ci si deve allontanare troppo per non compromettere i risultati. La fase pre-fiera è principalmente un piano di comunicazione e pubblicità che deve mirare alla comunicazione dell’evento sia ai clienti sia ai potenziali clienti elogiando non solo l’evento in sé ma a che tutta la progettazione e allestimento stand fieristico che verrà effettuata per l’occasione.
La fase in-fiera consiste proprio nello svolgimento dell’evento stesso e quindi parte dal montaggio dello stand fieristico fino ad arrivare a tutta la gestione dei contatti e mira ad ottimizzare in tutti i sensi lo sviluppo delle relazioni che vengono connesse direttamente con chi partecipa alla fiera. In questa fase un ruolo fondamentale hanno sia i commerciali dell’azienda, o i titolari stessi nel caso di un’azienda di piccole dimensioni, sia il montaggio stand, la sua grandezza e la sua progettazione che deve essere studiata in modo da mettere in luce le caratteristiche che il visitatore deve portare nella memoria, il biglietto da visita dell’azienda stessa. Esistono inoltre degli stand modulari che permettono di sottolineare i vari settori del business e si adattano perfettamente alla realtà economica.
La terza fase, post-fiera, consiste nell’ottimizzazione e gestione accurata e personalizzata dei contatti maturati all’internon e quindi “tira le fila” delle due fasi. In sostanza se si ha lavorato a dovere nelle prime due fasi questa terza serve ad consolidare la gestione dei contatti e il loro buon termine. A cura di Martina Celegato
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L’odierna situazione economica della Regione Friuli Venezia Giulia e la dimensione globale della competizione impongono, specialmente alle piccole e medie imprese, di avvalersi il più possibile delle opportunità di finanziamento agevolato che le istituzioni pubbliche, da quelle locali, regionali e nazionali, a quelle comunitarie, mettono a loro disposizione. Questa realtà dei fatti è particolarmente sentita in Friuli, che in quanto regione autonoma e di frontiera dispone di una vasta gamma di strumenti di finanza agevolata. Tuttavia queste possibilità non sono spesso pienamente usufruite dalle imprese, potenziali beneficiarie, per svariate ragioni, tra le quali in particolar modo:
la limitata informazione da parte delle associazioni di categoria; campagne informative non sempre efficaci ed esaustive, oppure non fatte in tempo opportuno; l’assenza di un valido supporto di assistenza tecnica alle aziende per la predisposizione delle pratiche progettuali necessarie per accedere alle agevolazioni; l’assenza di precisi orientamenti e indicazioni sulle aree ed interventi che possono più facilmente usufruire delle agevolazioni, così da ottimizzare il ricorso alle possibilità finanziarie esistenti in un certo momento.
In generale, si possono individuare due forme di contributi: il contributo in conto interessi, detto anche finanziamento agevolato, che prevede l’abbattimento degli oneri finanziari sui prestiti; il contributo in conto capitale, detto anche a fondo perduto, che prevede l’abbattimento dei costi sostenuti per l’investimento. La regione FVG offre opportunità sia nella forma del finanziamento agevolato che del fondo perduto, in particolar modo per l’innovazione tecnologica e la ricerca e sviluppo.
L’innovazione tecnologica, nel senso di sviluppo di prodotti, servizi e tecnologie innovative, può essere dunque facilitata da una serie di strumenti agevolativi che possono coprire interamente i costi di progetto. In genere, quasi tutte le aziende produttrici di beni e/o servizi possono usufruire di questi finanziamenti purché abbiano un progetto innovativo valido da sviluppare.
Per fare degli esempi pratici, possono fare richiesta di contributo sia le imprese che operano nel mondo della tecnologia e vogliono sviluppare prodotti o servizi innovativi (ad esempio aziende di telecomunicazioni, di automazione industriale, ecc), sia imprese manifatturiere e/o artigiane che intendono innovare i propri processi produttivi attraverso lo sviluppo di macchinari e/o tecnologie di produzione innovative.
Le attività finanziate sono tutte quelle volte allo sviluppo del prodotto/processo innovativo, come ad esempio il costo del personale interno che si occuperà dello sviluppo, i consulenti esterni, le spese generali, i materiali di consumo, ecc. In pratica, tutte le spese che concorrono alla realizzazione dell’innovazione possono essere oggetto di finanziamento.
Per riuscire ad accedere a questi aiuti economici serve prima di tutto un’idea progettuale valida, in secondo luogo è necessario fare un’attenta analisi degli strumenti di finanziamento disponibili ed individuare quello più adatto. In seguito, si deve realizzare un buon piano di progetto, che dimostri le esigenze da cui nasce l’idea, lo stato dell’arte della tecnologia, le attività che verranno svolte nel progetto ed i possibili sbocchi a cui porteranno i risultati del progetto stesso.
Per accreditare la richiesta di finanziamento può essere opportuno l’aiuto di un esperto in Finanza Agevolata ed Innovazione Tecnologica che conosca bene tali tipi di finanziamenti e che sappia offrire un valido supporto di assistenza tecnica per la predisposizione di un progetto innovativo credibile e competitivo. |
Il 2010 è l’anno del censimento generale dell’agricoltura. Il censimento generale dell’agricoltura è essenzialmente un censimento di natura economica che consiste nel conteggio preciso delle azienda agricole presenti in Italia e operative a tutt’oggi. Nei dati che emergono dal censimento devono essere riportate in maniera peculiare le varie caratteristiche proprie di ciascuna azienda, gli operai impiegati e gli attrezzi agricoli in possesso del proprietario dell’azienda agricola stessa. Il censimento avviene attraverso l’Unità di rilevazione che è l’azienda agricola, zootecnica e forestale. Il censimento serve anche a dare le definizioni chiave per il mondo agricolo infatti è proprio all’interno dello scorso report di censimento che si può recuperare la definizione precisa dell’azienda agricola cioè “un’unità tecnico-economica costituita da terreni, anche in appezzamenti non contigui, in cui si attua la produzione agraria, forestale zootecnica ad opera di un conduttore, persona fisica, società od ente, che ne sopporta il rischio sia da solo, sia in forma associata.” Tuttavia questa definizione risulta essere ancora vaga per comprendere tutte le realtà che esistono all’interno del mondo agricolo. Infatti molte volte a livello internazionale si è sottolineato come ci sia la necessità di distinguere tra le varie realtà in base alla superficie agricola coltivata, alle tecnologie quali trivelle agricole, trattori o altri macchinari agricoli di alta tecnologia utilizzati, dal numero di operai e dal fatturato annuo. Il censimento dell’agricoltura ha avuto la sua prima attuazione nel 1961 e si tiene ogni dieci anni. Quella prevista nell’autunno del 2010 quindi risulta essere la VI edizione. La raccolta dei dati avviene tramite la somministrazione di questionari, dai più semplici ai più complessi, ai gestori delle aziende da parte di incaricati che hanno superato il bando di Regione indetto dagli enti stessi in maniera autonoma. Questi funzionari devono avere delle caratteristiche da rispettare sia per l’ammissione al concorso sia per la buona portata a termine dell’incarico. Devono infatti essere esperti in materia di agricoltura, allevamento zootecnia nonché aver maturato competenze all’interno delle tecnologie applicate al settore primario in generale. E’ quindi obbligatorio essere in possesso del diploma di scuola media secondaria ma in molti casi è auspicabile una laurea in agraria o affini. I questionari da somministrare sono volti a conoscere a fondo la realtà che si va ad esplorare mediante delle domande generali che vanno via via sempre più nel particolare mirano alla comprensione delle caratteristiche generali dell’azienda (quindi il tipo di attività, coltivazione allevamento e altre caratteristiche in linea generale) che sono utili per le statistiche a livello di produzione e suddivisione delle attività. Un altro punto focale su cui vertono le domande è quello che riguarda l’organizzazione e la suddivisione del lavoro all’interno dell’azienda stessa che è utile per sapere quanti macchinari agricoli, come frese agricole, trattori e molti altri, vengono impiegati e quanti operai sono necessari per badare ad un determinato numero di coltivazioni o di capi a bestiame. E’ indiscusso a livello sia nazionale che europeo non solo l’utilità ma anzi l’indispensabilità di tale censimento per avere chiara la situazione dell’intero settore primario che molte volte, viste le normative vaghe e meno monitorate che quelle riguardanti il mondo industriale, rischia di non essere preso in considerazione come invece dovrebbe. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Posizionamento su yandex |
Il pane rappresenta uno degli alimenti presenti in tutti i tipi di alimentazione. Che si chiami baguette, Obwarzanek, Matzah, Knäckebröd o con altri mille nomi che variano in base alla zona del mondo in cui viene prodotto, ma per esempio in Italia i nomi variano di paese in paese, esso rappresenta senza ombra di dubbio l’alimento più diffuso e in molti casi cardine del regime alimentare di molte popolazioni. Il pane è uno degli elementi più semplici in commercio infatti deriva dalla lievitazione e successiva cottura in forno di un impasto a base di farina di cereali e acqua. Proprio il fatto che possa essere composto con farine di varie tipologie di cereali ha fatto si che questo alimento si conformasse lungo la storia sotto diverse sembianze e nomi, confezionato in diverse tipologie, arricchito con elementi regionali con più o meno lievitazione e accompagnato da altre pietanze alle quali solitamente fa da contorno. La sostanza però non cambia, il pane rimane una certezza in quasi tutte le culture e tradizioni gastronomiche e alimentari. La sua funzione alimentare nel mondo occidentale è talmente importante che la stessa parola pane a volte può essere usata genericamente per indicare il cibo in maniera generica. La sua produzione, lievitazione e cottura vengono chiamati in maniera generica “panificazione”. La panificazione è un procedimento molto delicato che è sempre stato svolto in maniera artigianale. Negli ultimi anni però per favorire la produzione su scale industriale del pane molte sono state le innovazioni introdotte anche in questo settore della gastronomia da sempre considerato il più rustico e tradizionalista. Ma non si deve pensare che queste innovazioni abbiano intaccato la qualità del prodotto anzi ne hanno solo agevolato la produzione mantenendo inalterato gusto e fragranza. L’introduzione di impastatrici all’interno degli stabilimenti ha infatti permesso che la produzione avvenisse in maniera industriale. Oltre a queste utilissime tecnologie un’altra innovazione alla produzione del pane è stato dato dalle impastatrici industriali che permettono di infornare contemporaneamente più forme di pane permettendone la cottura in maniera più veloce e pratica anche per gli addetti ai lavori. Il pane però può essere prodotto anche in casa, gli anziani in molti casi sono detentori di questa sapienza che però ha subito anche nella produzione del caso domestico delle innovazioni che possono farlo produrre in maniera casalinga in modo da assaporare il fragrante pane fatto in casa tutti i giorni. Piccole impastatrici a spirale che permettono anche alle casalinghe più pigre di poter offrire succulenti forme di pane in tutte le sue varianti. Si possono infatti produrre svariate tipologie di pane che in alcuni casi possono sostituire veri e propri pasti con l’aggiunta di prosciutto, formaggio, legumi, cereali, verdure secche. Il pane infatti è uno dei cibi che più si offre alla fantasia e grazie alle sue varie forme e tipologie, sia esso farcito o condito, o sia usato come accompagnamento per un piatto di carne o verdure. Insomma il pane è veramente uno degli alimenti insostituibili nella tavola sia dei grandi eventi sia per tutti i giorni non resta che sbizzarrirsi! Buon appetito! A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Scrittura testi |
Ci saremo accorti certamente che un nuovo trend è entrato nel mondo del design e dell’arredamento sia da interni che da esterni, un trend che si chiama wall stickers! I wall stickers, inglesismo usato per gli adesivi da arredamento o decorazioni murali in quanto vengono appiccicati al muro, rappresentano una della mode che si sta diffondendo a macchia d’olio sia in Italia che in molte altre zone del mondo. Adesivi murali, stickers personalizzati e altre forme di decorazione hanno anche attratto molti stilisti e designer famosi che hanno creato particolari linee con immagini e loghi che si rifanno alle grandi griffe e maison di moda. Ma molto usati sono anche gli stickers personalizzati per decorare particolari locali come negozi, saloni di bellezza e camerette per bambini. Proprio queste ultime infatti rappresentano uno dei maggiori soggetti a cui si rivolgono questi trend di mercato: chi infatti non ha mai pensato di decorare la stanza dei piccoli ma poi ha demorso pensando a quando il piccolo sarebbe cresciuto?! Beh ora questo è possibile grazie agli adesivi pareti che addirittura, come proposto alle ultime fiere del design americane e internazionali, possono essere personalizzati mediante aerografie di foro o addirittura con il nome stesso del piccolo da applicare dove più ci piace. Queste tipologie di adesivi infatti non possono essere applicate solo sulle pareti ma anche su altri tipi di materiale con la garanzia di removibilità assoluta in tutte le tipologie di superfici. Proprio perché rivolte ad un utilizzo principalmente per i più piccoli dobbiamo assicurarci preventivamente che gli adesivi siano prodotti senza lesinare sui materiali, anzi che siano prodotti con il migliore vinile, atossico e senza vernici che possano causare allergie. Nell’ultimo periodo, proprio perché questo tipo di decorazioni adesive permette di poter seguire le mode, gli adesivi e soprattutto i designer che si occupano della progettazione di questi accessori da arredamento si sono rivolti al revival vintage che sta coinvolgendo sempre più le grandi maison di moda senza tralasciare le dovute innovazioni per oggetti che non sono stagionali come i vestiti e che devono decorare intere pareti. Quindi molto spazio è stato dato a fantasie optical anni ’50 e ’60 che prevedono l’applicazione di figure geometriche addolcite da cerchi, spirali e dalle sembianze di fiori e alberi stilizzati. Per i bambini invece largo spazio è stato dato ai soggetti dei cartoni animati che da sempre riscuotono grande successo tra i più piccoli. Sono state però apportate numerose variazioni anche a questi soggetti in modo da adeguarli e farli diventare veri e propri elementi di arredamento dandogli le sembianze di comodini, tavolinetti o applicazioni adatte a stare sopra al letto o alla culla. Molto interessanti sono poi le fantasie innovative proposte durante la primavera che prevedono l’elaborazione di soggetti in 3D, vere e proprie opere d’arte come lampade, gabbiette per uccelli, cassetti che danno la parvenza di essere reali, donando così classe e innovazione anche alla stanza più semplice. Molti esperti della comunicazione hanno paragonato questa moda a quella dei tatuaggi con in più il valore aggiunto di essere reversibili nel tempo e poter quindi rispecchiare l’umore e la personalità di chi abita una casa. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Search Engine Marketing |
Risale a pochi giorni fa’ la notizia con la quale il vicesindaco di Roma Cutrufo ha spiegato gli interventi volti alla tutela di uno dei giardini più belli di Roma: il parco del Gianicolo. Situato sull’omonimo colle il parco con i suoi 180 ettari rappresenta la zona verde più ampia della capitale italiana includendo al suo interno anche un querceto e numerose piante di recinzione a racchiudere questo splendido patrimonio. Conosciuto meglio con il nome di Villa Doria Pamphilj l’unica variazione effettuata al suo perimetro è stata quella dovuta al “taglio” per l’apertura di via Olimpica. La villa è divisa principalmente in tre parti: il palazzo e i giardini chiamati pars urbana, la pineta ossia la pars fructuaria e la tenuta agricola chiamata pars rustica. Risalente all’epoca romana come gran parte della città Villa Doria Pamphilj rappresenta con Villa Ada uno dei due polmoni verdi della città. Affascinante per storia e leggende che sono ambientante al suo interno questo parco sarà obiettivo di un restauro vegetazionale che lo rimetterà a nuovo mettendolo così in maniera completa a disposizione dei cittadini. L’edificio più antico della villa sorto lungo la via Aurelia è noto come “Villa Vecchia” esisteva già nel 1630 quando la tenuta venne acquistata da Panfilo Pamphilj. Tra il 1644 e il 1652 sotto il Pontificato di Innocenzo X Pamphilj venne costruita anche la parte nuova. Proprio questa villa inoltre fu teatro delle più celebri battaglie per la difesa della Repubblica Romana. Nel 1985 la villa fu unita alla vicina villa Corsini e tutto il complesso divenne una grande azienda agricola con coltivazioni e piante frutto. Iniziarono poi nel 1939 gli espropri da parte del Comune di Roma e il nucleo centrale fu acquistato dallo stato italiano definitivamente ne 1957 con l’apertura al pubblico nel 1972. Solo la Cappella funeraria della famiglia Doria- Pamphilj, opera di Odoardo Collamarini, rimane di proprietà privata. L’intervento che si andrà a fare all’interno del parco per rinvigorirlo è dovuto a differenti necessità di manutenzione di cui ha bisogno a partire dalla disinfestazione delle piante di Ailantus che praticamente hanno reso inagibile buona parte del territorio. Dopo questo lavoro di disinfestazione si procederà al rinfoltimento della vegetazione della villa attraverso la piantagione di piante e fiori e siepi in modo da valorizzare il patrimonio cittadino di alberi monumentali che da sempre abitano questo parco. In particolare molto ampio è al suo interno il querceto che in quanto storico e famoso era in particolare rischio di infestazione e per questo andava protetto in particolar modo con l’abbellimento di ulteriori arbusti da giardino. Tutti questi lavori saranno svolti anche per favorire il recupero della monumentale scarpata che collega la terrazza al viale Parco di Villa Corsini. Sicuramente questa ristrutturazione è dovuta al parco sia perché sia più utilizzabile da parte dei cittadini sia per rivalorizzarlo con il recupero delle zone più bistrattate ma anche per la sistemazione delle infrastrutture che lo rendono un luogo unico da parte dei cittadini per svago, attività fisiche o relax. A cura di Martina Celegato Prima Posizione Srl Marketing on line |
Tra le varie parti che forniscono l’immagine di un’azienda c’è sicuramente il modo e il luogo dove vengono ricevuti i clienti. Numerosi sono i corsi di formazione che negli ultimi anni fioccano all’interno di varie scuole e sempre più numerose sono le competenze richieste agli operatori e alle operatrici che in tal settore operano. Una delle competenze fondamentali richieste è sicuramente quella che concerne una buona dimestichezza con le lingue, solitamente due o più in base alla mole di affari dell’azienda. Indispensabile diviene quindi l’inglese e una della altre lingue più diffuse al mondo come spagnolo, tedesco e francese anche se negli ultimi anni molta importanza stanno avendo lingue come il romeno, il russo, cinese e giapponese. Inoltre molte altre sono le competenze che vengono segnalate come fondamentali nel settore che spaziano dalla cortesia, che purtroppo non si apprende, alla buona dialettica e capacità di gestire in maniera ottimale telefonate e visite di clienti. Uno degli elementi che però non deve essere trascurato ma che anzi deve trovare una giusta collocazione all’interno dell’azienda è il luogo fisico dove collocare la reception che deve essere il primo ufficio visto da chi entra e deve essere collocato in una buona posizione, raggiungibile fisicamente anche dagli altri uffici. Quindi sono assolutamente da eliminare le cabine esterne allo stabile che danno l’immagine di un’azienda sciatta a meno che non vi sia all’ingresso un incaricato apposito al controllo delle entrate e delle uscite. Una parte fondamentale però la ricoprono i mobili per reception che vengono scelti. Essi devono essere, senza ombra di dubbio, di qualità e strutturati appositamente per quello scopo. Quindi no a scrivanie tolte da qualche altro ufficio per essere collocate all’ingresso e no a postazioni precarie. Le ultime tendenze in fatto di design infatti hanno elaborato delle soluzioni innovative e altamente tecnologiche per la strutturazione sia di questi spazi che degli uffici in generale che prevedono l’impiego di pareti attrezzate che regalano la concentrazione necessaria al lavoro non privando chi lavora dei privilegi dell’open space. L’arredamento per ufficio infatti, che un tempo veniva trascurato affidandosi a mobilia di dubbia qualità, sta ora subendo un forte sviluppo che punta soprattutto alla valorizzazione del luogo di lavoro non solo per chi viene a visitarlo ma soprattutto per chi lo vive ogni giorno. E’ stato appurato infatti come un luogo di lavoro piacevole influisca positivamente sia nella redditività che nell’efficienza del lavoratore dando una garanzia in più al datore di lavoro e alla sua attività. Quindi il business al giorno d’oggi passa anche per i luoghi fisici dove si svolge, e la reception ne fa parte in primis motivo per cui l’investimento in mobilia per ufficio e in particolar modo per reception e uffici che spesso vengono visitati da clienti o fornitori rappresenta una necessità prima che un vezzo. Numerose sono le aziende vendita attrezzature ufficio che, oltre a mettere a disposizione prodotti di alta qualità efficienti e professionali, possono aiutarvi anche nello strutturare al meglio gli spazi a disposizione attuando soluzioni architettoniche e logistiche innovative. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Soluzioni SEO |
Il legno e la sua lavorazione a livello economico rappresentano un business annuo di circa 5 miliardi di euro. Come tutti gli altri settori dell’economia industriale anche quello del legno però ha subito una forte inflessione nel 2009 che ha addirittura dimezzato la produttività rispetto al 2008. I segni di ripresa però sono arrivati nel 2010 e proprio dai luoghi dove la produzione e lavorazione del legno è maggiore sono arrivate nel 2010 le ordinazioni più importanti destinate senza ombra di dubbio a diffondersi a macchia d’olio. Sono stati infatti Brasile e Asia a trainare il settore del legname sia per ciò che concerne le ordinazioni sia per ciò che concerne la richiesta di lavorazione e utensili altamente tecnologici di vario tipo che possano produrre particolari prodotti, dalle coperture legno lamellare al legno per abitazioni o altro tipo di costruzioni. Proprio queste zone del mondo hanno decretato la ripresa del settore della meccanica strumentale per la lavorazione del legno grezzo e la sua successiva trasformazione in prodotti utilizzabili nell’edilizia e nella costruzione di case prefabbricate. Il settore della lavorazione del legno conta da sempre molti addetti ai lavori viste le varie fasi di cui si compone, dal taglio alla raffinazione fino all’ottenimento dei prodotti finiti. Al 2010 ben 300 in Italia sono le aziende che si occupano di tale settore per un totale di 10 mila addetti coprendo una fascia di mercato del 17%, nella quale però la Germania prevale da sempre e tutt’ora con una quota del 29%. Tra i mesi di aprile e giugno 2010 proprio gli ordini di macchinari atti a questo scopo provenienti da questi paesi ha registrato un aumento di ben il 63,6% e le commesse della sola Italia sono cresciute dell’83%, fattore che evidenzia come la lavorazione del legno e il made in Italy sia sempre fonte di fiducia e elemento da quale ripartire per riemergere positivamente dalla crisi che ci ha colpiti nell’ultimo anno. Ovviamente l’unico modo per far fronte alla crisi economica resta comunque l’essere prudenti perché l’andamento di mercato può indirizzare il business ma non certo riportarlo ai livelli pre crisi. Un segnale per essere ottimisti è però arrivato dal salone Xylexpo di Milano, maggior fiera del settore della lavorazione legno dopo la Ligna di Hannover, dove si sono registrati molti ritorni di agenti e importatori che hanno effettuato degli ordini, trend che si spera verrà confermato dalle fiere di settore che si terranno nel vicino autunno. E’ certo però, come hanno sottolineato le associazioni di settore italiane, una su tutte Acimall, che la produzione sta molto cambiando lasciando spazio ad una lavorazione del legno molto customizzata e orientata alle esigenze del cliente come nella produzione di case in legno a differenza di quella pre crisi che era molto orientata anche alla produzione industriale e a grandi accumuli di magazzino materiale in genere. E’ necessaria comunque un’innovazione nel settore della lavorazione del legno in Italia che, a differenza degli altri paesi leader del settore come la Germania, vede solo 20 operai in media per piccola-media azienda contro il doppio delle aziende tedesche. Un’innovazione che sicuramente servirà ad ampliare i mercati, la produttività e la competitività nel campo internazionale. a cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Protezione brand |
E’ già passato un anno dall’entrata in vigore della norma chiamata Piano Casa, attuata dal governo italiano tutt’ora in carica. La norma, volta al rilancio dell’attività edilizia ossia uno dei settori più colpiti dalla crisi, prevedeva agevolazioni nei lavori di ampliamento, demolizione e ricostruzione a fronte del riconoscimento di incentivi volumetrici anche in deroga alle preesistenti norme in materia di architettura e regolamentazione urbanistica. A regolamentare questa nuova legge oltre ai limiti imposti dalle norme statali e dalle norme regionali un ruolo fondamentale è stato rivestito dai comuni ai quali era delegato in toto il controllo e monitoraggio delle costruzioni e delle richieste. E questa tripla normativa a quanto emerge dalle statistiche rese pubbliche i primi di agosto hanno reso le procedure talmente lente e burocratizzate che le richieste sono state poche e soprattutto poco consistenti.
Solo due infatti sono state le regioni che hanno effettuato un costante monitoraggio delle richieste, entrambe del nord Italia: cioè Veneto e Lombardia. In Lombardia, come è emerso dai dati resi noti dallo stesso Ente Regione, 896 sono stati i Comuni che hanno emanato la loro delibera in merito ma poche sono state le richieste pervenute dai cittadini: 73 DIA e 60 permessi per la costruzione edifici residenziali. In Veneto invece 475 Comuni su 581 (ben l’81%) hanno deliberato nei Consigli Comunali a riguardo del piano casa ma non vi è stata però particolare ricezione delle norme riguardanti l’erogazione di incentivi per la costruzione di abitazioni con applicati i principi di bioedilizia e risparmio energetico.
Deludente è stata invece la richiesta di interventi in Toscana: dalle stime che davano almeno 4000/5000 come certe per il primo anno ne sono pervenute solamente 400. Gli esperti affermano che le ragioni di questo flop sono da attribuire a cause di duplice natura: da un lato la crisi che sembra non terminare e dall’altro le normative della stessa Regione Toscana che risultano essere altamente restrittive soprattutto per quanto riguarda gli interventi nei centri urbani, nei condomini e case a schiera.
Ma visto l’esito deludente che tale piano casa nazionale ha avuto non solo in queste tre regioni analizzate ma in tutta Italia gli esperti sono andati a sondare le varie cause possibili che non sono da attribuire solamente alla crisi ma che, naturalmente hanno altri fattori che intervengono a sfavore dell’avvio della norma come previsto. I rappresentanti del settore edilizio hanno infatti sottolineato come la fetta commerciale che più doveva reagire e approfittare della norma Piano Casa Lombardia, Veneto e Toscana in particolare ma in tutte le Regione in maniera più generale ha subito fortissime restrizioni da parte dei Comuni che deliberando a riguardo hanno posto dei limiti troppo restrittivi.
La norma infatti, rivolta soprattutto all’ampliamento delle villette, è stata fortemente limitata dalla deliberazione del piano casa regionale e locale per parte di comuni e Regioni che per motivi di salvaguardia ambientale (le villette sovente sono presenti in zone di pregio) hanno vietato interventi che sarebbero andati ad intaccare l’habitat circostante e la sua forma. Inoltre è da prendere atto che il governo ha solo emanato la norma senza prevedere l’erogazione di contributi per l’ampliamento e/o il restauro delle abitazioni fattore che, sempre a causa della crisi, ha dissuaso gli italiani dall’intaccare i risparmi per investirli in immobili.
Gli economisti dicono che la parte più consistente delle richieste per ampliamento e riqualificazione edilizia verrà presentata nei primi mesi dell’anno prossimo e terrà conto anche dei principi della bioedilizia e del risparmio energetico. A cura di Martina Celegato
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All’interno di un’azienda è fondamentale per il suo buon funzionamento che la gestione informatica avvenga nel migliore dei modi. Questo diviene ancora di più fondamentale importanza se si parla di manifatture e di qualificare all’interno del mercato internazionale. Le aziende italiane infatti hanno un must in più da potersi giocare per vincere la crisi: il brand italiano. E’ indiscusso infatti che il Made in Italy da sempre sia rassicurante per i consumatori sia italiani che stranieri. E’ questo il caso dello storico marchio di calzature toscane Moratti che torna con grande successo al Micam Shoevent che avrà luogo alla fiera di Milano, sita a Rho, tra il 19 e il 22 settembre prossimo.
L’evento, rivolto alle fasce alte dei consumatori internazionali di calzature, si propone come una sfida al mercato internazionale che con la sua forte competitività e riduzione dei costi ha costretto a chiudere molte manifatture e realtà artigianali del settore presenti in Italia. Organizzato dall’ANCI, cioè l’associazione dei calzaturieri in Italia mira a favorire il lavoro dei produttori che potranno esporre al suo interno l’intera gamma di proposte per la prossima primavera estate in modalità alternativa agli altri eventi fieristici. Lo Shoevent infatti inaugurerà la domenica per chiudere il mercoledì, scelta atta a favorire proprio il lavoro degli operatori. Evento di riferimento per la moda e per il mondo del fashion fin dalla sua prima edizione lo Shoevent ha permesso alle manifatture italiane di alto livello di poter vendere e mostrare i propri prodotto ai buyer internazionali che da sempre apprezzano il made in Italy in ogni sua forma ma soprattutto per il controllo qualità.
All’interno della manifestazione fieristica è prevista la presenza di circa 1600 espositori tra cui sarà presente una rappresentanza di 580 espositori stranieri. Fra questi una selezione particolare è dedicata all’interno dell’Area Visitors della manifestazione che ospita uno speciale stand dedicato ai designers stranieri del settore selezionati dagli organizzatori della fiera. Rispetto allo scorso anno inoltre la disposizione dei padiglioni è stata modificata per favorire la visione di tutti gli stand presenti, con una suddivisione più accurata e che tiene conto dei vari settori calzaturieri: calzature donna sofisticata, donna trendy, donna e uomo lusso ed elegante, calzature miste, moda giovane, calzature bambino e per concludere accessori per negozi.
Inoltre, sempre per incentivare il mercato e pubblicizzare la manifestazione nel centro di Milano sarà allestito il Micam Point chiamato “Profumi & Saperi dell’industria calzaturiera Italiana” dove verranno illustrate le sapienti e tradizionali procedure, le rimanenze finali e l’organizzazione aziendale dell’industria calzaturiera italiana. Verranno infatti esposte le varie fasi della produzione di una calzatura sia a mano che industriale con la possibilità di visionare la finitura ed effettuare il test del piede.
Il marchio toscano infatti si propone di assumere al suo interno tutta la filiera di produzione della calzatura italiana per garantire un lavoro altamente specializzato in tutte le sue fasi senza appoggiarsi a industrie che producono o assemblano all’estero. Come hanno sottolineato recenti casi di cronaca infatti il prodotto italiano, dal settore alimentare a quello industriale ma in particolar modo quello calzaturiero, è frequentemente vittima di imitazione e contraffazione fatto che spinge sempre più aziende italiane ad appoggiarsi a certificati di garanzia per assicurare ai clienti il miglior prodotto in commercio attraverso una gestione magazzino accurata che permetta una distribuzione capillare e una produzione che perlomeno risponda agli standard manifatturieri italiani. A cura di Martina Celegato
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